Amedeo Modigliani e Giuseppe Ungaretti

Amedeo Modigliani e Giuseppe Ungaretti
Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani (Livorno 1884 – Parigi 1920).

Pittore e scultore.

Ungaretti e Modigliani si conobbero a Parigi nel 1913, dove il pittore s’era trasferito già dal 1906. I due si incontrarono nell’appartamento della scultrice Louise Ricou, da lei trasformato in un salotto culturale, luogo d’incontro per artisti di varie nazionalità residenti o di passaggio a Parigi. Nella casa in boulevard Raspail, Ungaretti ebbe modo di vedere per la prima volta alcune splendide teste di Constantin Brancusi; ed anche qualche piccola scultura di Modigliani, artista all’epoca frequentato occasionalmente da Ungaretti.

Sarà dopo la fine della Grande Guerra che i due personaggi ebbero modo di frequentarsi con maggiore assiduità, diventando amici. Nel 1919, Ungaretti prese l’abitudine – insieme alla fidanzata Jeanne Dupoix – di pranzare e cenare in una piccola trattoria italiana in rue Campagne première; bello questo ricordo del poeta:

Un giorno la sora Rosalia, insolitamente impaziente, non la smetteva più d’andare in su e in giù; e dentro il locale dove insieme a lei eravamo rimasti solo noi, mia moglie ed io, irruppe un uomo che non parlava, grugniva. La sora Rosalia posò in fretta per terra una fila di barattoli e pennelli ed alcune cartoline con vedute, se ricordo bene, di Montmartre, e portò da bere. Sentii la sora Rosalia nominare l’uomo, e seppi che era Utrillo, ed egli bevve e tornò a bere.

Ogni tanto sbirciava una cartolina e di qualche cosa si rammentava, e finalmente si vedeva che la vedeva chiudendo gli occhi, poi tuffava il pennello nell’uno e nell’altro barattolo e spiccando un salto dietro l’altro si mise a coprire di colore le pareti. Tra il bere e l’avventarsi contro le pareti, spada puntata il pennello, presto invasero la stanza cieli, prati, case, un cantare si alzò dove scienza ed innocenza fondendosi davano la misura vera della poesia. In quel punto comparve strillando sulla porta la madre del pittore, la pittrice Valadon, nota e brava: la seguivano infermieri della casa di cura dalla quale Utrillo se l’era svignata per avere da bere: da bere! La sora Rosalia con l’alcool sparì in cucina, e Utrillo che s’era fatto subito piccolino, afferrato da madre e infermieri, fu buttato nell’ambulanza e via (Piccioni, Vita di Ungaretti, Rizzoli, Milano 1979).

La trattoria della signora Rosalia era frequentata anche da Modigliani: in quel locale i due simpatizzarono, iniziarono a darsi appuntamento in trattoria per pranzare insieme. Divennero amici. Tanti anni dopo, ecco cosa dirà Ungaretti: «Arrivava con la sua giovanissima donna, fasciata l’esile persona in una redingote dal lungo garbo, di velluto azzurro elettrico. Modigliani non mangiava quasi nulla, rimandava in cucina tre o quattro volte il suo piatto, o perché era troppo pieno o perché non voleva vedere nel suo piatto che la piccola cima di carne che avrebbe ingoiato. Non smetteva di disegnare la gente che era lì quanto gli balenasse in mente, e lasciava sulla tavola quei pezzetti di disegni che poi furono venduti, penso, dalla proprietaria del locale» (Piccioni, Vita di Ungaretti, Rizzoli, Milano 1979).

Quella fra Ungaretti e Modigliani fu un’amicizia sincera, sebbene il poeta scrivendo in quei mesi a Papini definiva il pittore un «ebreo imbratta tele» (Lettere a Papini (1915 1948), Mondadori, Milano 1988, p. 279). L’amicizia fra i due era destinata a durare poco. Modigliani contrasse la febbre spagnola, morendo il 24 gennaio 1920. Due giorni dopo, la bella pittrice e modella Jeanne Hébuterne, ventiduenne compagna di Modigliani al nono mese di gravidanza, si gettò dal quinto piano d’un palazzo morendo sul colpo insieme al bambino che portava in grembo e lasciando orfana la piccola Jeanne di quattordici mesi, nata dall’unione col pittore italiano.

Suggerimenti sulle principali opere di (e su) Amedeo Modigliani, anche su edizioni originali e ristampe rare, nonché su riproduzioni d’opere d’arte