Carlo Carrà e Giuseppe Ungaretti

Carlo Carrà e Giuseppe Ungaretti
Carlo Carrà

Carlo Carrà (Quargnento 1881- Milano 1966).

Pittore e professore dell’Accademia di Brera.

Giuseppe Ungaretti e Carlo Carrà si conobbero a Parigi nell’aprile del 1914. L’occasione per quell’incontro fu offerta dall’esposizione futurista tenutasi presso la Galleria Bernheim-Jeune. Ungaretti all’epoca studiava presso la Sorbona di Parigi, frequentando assiduamente anche i locali parigini animati da tanti scrittori ed artisti. Carrà, invece, che viveva a Milano, era giunto nella capitale francese per l’esposizione, insieme ad altri futuristi fra cui Umberto Boccioni e Filippo Tommaso Marinetti.

I due si rividero presto a Milano, nel periodo lì trascorso da Ungaretti prima dell’arruolamento. Carrà ed Ungaretti divennero presto amici, complici di lunghe passeggiate in Galleria Vittorio Emanuele e la visita alla Quadriennale d’Arte; nei primissimi tempi di quel soggiorno, Ines Minoja (all’epoca fidanzata del pittore) aiutò il poeta nelle faccende domestiche. Ungaretti si recò spesso nello studio di Carrà in Via Vivaio, rimanendo ore ed ore ad ammirare il pittore mentre creava le sue opere futuriste: Manifestazione Interventista, realizzata col collage su cartone; Lacerba e bottiglie, con collage e tempera; Figura di donna e Remy de Gourmont, utilizzando inchiostro su carta; L’idolo (Penelope), con matita grassa su carta; Ragazza, con matita e carboncino su carta; Cineamore, con collage, “parole in libertà”, inchiostro e matita.

Con lo scoppio della Grande Guerra i due amici riuscirono a vedersi di persona molto raramente: nel novembre 1915 si videro alla stazione ferroviaria di Milano, dove Carrà era andato a salutare Ungaretti, proveniente da Vercelli e diretto sul Carso; si rincontrarono due anni dopo, nel settembre 1917, durante una licenza del poeta a Milano; passarono altre due anni prima di rivedersi nuovamente a Milano nel febbraio 1919 (la guerra era finita, e Ungaretti lavorava da Parigi per «Il Popolo d’Italia»), quando il poeta andò a trovare l’amico per coinvolgerlo nel progetto d’una nuova rivista letteraria ed artistica da far nascere a Firenze con l’aiuto di Vallecchi. Ungaretti e Carrà, anche durante la guerra, erano rimasti in costante contatto epistolare, e il poeta fece recapitare all’amico anche una copia con dedica del suo Porto sepolto.

Fu Ungaretti, tra il 1919 e il 1920, a chiedere a Carrà qualche articolo d’arte per le pagine letterarie del «Don Quichotte» e dell’«Esprit Nouveau», pagine che Ungaretti – purtroppo senza fortuna – avrebbe desiderato dirigere.

L’amicizia e la stima reciproca rimase viva anche dopo il trasferimento di Ungaretti in Italia: nel 1923 Ungaretti visitò la Quadriennale di Torino, ammirandovi – fra le varie opere esposte – L’amante dell’ingegnere di Carrà, il Pomeriggio estivo di De Chirico e Il carabiniere di Bartoli, i soli quadri che avrebbe salvato; «il resto dovrebbe servire ad una grande fiammata» scrisse a Carrà. Nel dicembre 1924, Ungaretti si recò a Milano, ospite dei Carrà, per tenervi una conferenza letteraria. L’estate seguente le due famiglie trascorsero insieme le vacanze estive a Coreglia Antelminelli, un antico borgo medioevale ad una trentina di chilometri da San Concordio (paese d’origine di Ungaretti). Durante quella vacanza il poeta passò molto tempo, come già avvenuto a Milano nel 1914, ad osservare Carrà mentre dipingeva, in quell’occasione Il mulino delle castagne e Il monticino, opere della nuova stagione artistica del pittore.

La stima di Ungaretti verso Carrà emerge anche da una lettera del gennaio 1926 inviata dal poeta a Benito Mussolini. In quei mesi si parlava delle prime nomine all’Accademia d’Italia ed Ungaretti si autocandidò immediatamente: «Tra i giovani poeti c’è il sottoscritto», da affiancare a D’Annunzio, «il primo»; nella lettera al Duce proseguiva: «In pittura, ci sono Soffici e Carrà» (lettera a Mussolini del 3 gennaio 1926, Accademia Nazionale dei Lincei, Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019).

Anche se vivevano in città diverse, i due personaggi rimasero in contatto almeno fino alla partenza del poeta per il Brasile. Nel 1928, ad esempio, Ungaretti prese a cuore la situazione del pittore Gino Severini, scrivendo anche a Carrà per chiedergli di dargli una mano (Lettere a Corrado Pavolini, Bulzoni, Roma 1989 e Carlo Carrà, Tutti gli scritti, Feltrinelli, Milano 1978). Nel 1931 il poeta fece da intermediario per la vendita di un paio di quadri di Carrà fra la principessa Marguerite Caetani e l’amico pittore: «La Principessa di Bassiano vorrebbe tanto acquistare quel quadro che si chiama, credo, Il Ponte Caricatore al Forte dei Marmi; ma non credo Le sia possibile in questo momento dare una grande somma, non lo so, forse intorno alle 5000 lire. Forse ti converrebbe, dato che a Parigi la sua casa è uno dei principali centri intellettuali (…). Qual è l’ultimo prezzo per Veliero? Potresti cederlo per 2000-2500? In ogni caso dimmi una tua decisione» (Carlo Carrà, Tutti gli scritti, Feltrinelli, Milano 1978). Sempre nel 1931, il poeta fece da mediatore fra Carrà e Roberto Longhi per l’acquisto del Veliero, quadro poi effettivamente comprato dal critico d’arte. In questo periodo Ungaretti fu particolarmente attento all’attività artistica di Carrà, tanto da interessarsi per fargli avere premi, giungendo anche a rimproverarlo per non aver elogiato abbastanza le opere di Giorgio Morandi.

Rientrato dal Brasile, Ungaretti si rimise subito in contatto col pittore, andato a trovare a Milano già nel giugno 1942. La guerra in corso impedì ai due personaggi di frequentarsi come avrebbero voluto; ma già nel giugno 1946 il poeta si recherà a Milano, invitato da Carrà, per svolgervi una conferenza su Cervantes.

Suggerimenti sulle principali opere di (e su) Carlo,anche su edizioni originali e ristampe rare, nonché su riproduzioni d’opere d’arte.