Cesare Zavattini e Giuseppe Ungaretti

Cesare Zavattini e Giuseppe Ungaretti
Cesare Zavattini con Giuseppe Ungaretti

Cesare Zavattini (Luzzara 1902 – Roma 1989).

Giornalista, sceneggiatore e drammaturgo.

Giuseppe Ungaretti e Cesare Zavattini ebbero il primo burrascoso incontro nel 1927. Di rientro da un viaggio a Parigi, il poeta lesse sulla «Fiera Letteraria» del 6 novembre un articolo del giovane Zavattini che lo riguardava da vicino. Il giornalista, che all’epoca si firmava Giacomino, scriveva:

«Giacomino chiede scusa se talvolta gli capita di incontrarsi con della gente spiritosa, la quale allo spirito che possiede non può aggiungere un biglietto da visita illustre. È questo il caso dell’attore UNGARETTI, fratello del poeta di Porto sepolto. Avendo conosciuto una bella figliola, l’attore si avvia con costei per una passeggiata sentimentale. A un tratto, all’angolo d’un marciapiede, si posa davanti alla coppia in cerca di un patetico asilo un imponente signore; il quale, invece di far largo come si conviene alle creature felici, si pianta davanti alla bella giovane e con severissimo cipiglio le chiede:

– Dove va?

L’attore Ungaretti, insinua, soave:

– Dove andiamo … vorrà dire.

Ma quello, per tutta risposta, alzando un braccio fa cadere sulla guancia dell’attore un sonorissimo schiaffo.

– E poi? – chiedono quelli a cui Ungaretti racconta la su avventura

– E poi basta» («La Fiera Letteraria», 6 novembre 1927).

Ungaretti lesse con disappunto la storiella. Non gli andò giù l’insinuazione di Zavattini che lui avesse un ‘fratello attore’ che accettasse di venir schiaffeggiato, e il 13 novembre rispose sulla «Fiera Letteraria», spiegando di non avere «fratelli attori. Ho un solo fratello che vive in Egitto. E gli schiaffi, occorrendo, sa darli e non riceverli» («La Fiera Letteraria», 13 novembre 1927). Il poeta, inoltre, già il 9 novembre, scriveva una lettera di protesta al direttore del «Tevere»:

«Carissimo Interlandi,

di ritorno da Parigi, trovo un gentile «ben tornato». Leggo infatti, sulla «Fiera Letteraria», la seguente storiella di Giacomino (…). Ho un unico fratello che vive in Egitto. Non è attore. Più anziano di me. Ottimo padre di famiglia. Gli altri miei parenti coltivano la loro terra, nei dintorni di Lucca: alcuni miei cugini sono coltivatori in California. Non conosco un uomo del mio sangue che possegga tanto spirito cristiano da non reagire ad un’offesa.

Vivo in silenzio, non dò noia a nessuno, non ho mai chiesto soffietti, non ho mai accettato pubblicazioni di cose mie che dopo ripetuti inviti. Sarebbe ora che i mei “cari colleghi” mi lasciassero in pace» (ora in Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019).

Poi, i rapporti fra i due personaggi dovettero migliorare, se nel 1965 – quando Janine Aeply, compagna di Jean Fautrier da poco scomparso, si rivolse al poeta per la vendita di un Otage – Ungaretti chiese proprio a Zavattini di cercare un possibile acquirente del dipinto di Fautrier, che alla fine sarà Vittorio De Sica (G. Ungaretti, L’Allegria è il mio elemento. Trecento lettere con Leone Piccioni, Mondadori, Milano 2013).

Suggerimenti sulle opere di (e su) Cesare Zavattini anche edizioni originali e ristampe rare.