«Corriere Padano»

 

Il «Corriere Padano» è stato un quotidiano fondato da Italo Balbo nel 1925. Venne chiuso nel 1945 dagli Alleati. Nonostante Balbo fosse un gerarca fascista il giornale si aprì alla collaborazione di intellettuali di varie provenienze culturali: Michelangelo Antonioni, Massimo Bontempelli, Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli,  Julius Evola, Eugenio Montale, Luigi Preti, Salvatore Quasimodo, Alberto Savinio,  Mario Soldati, Giuseppe Ungaretti, Luchino Visconti, Elio Vittorini.

Nel gennaio 1934 Ungaretti tenne una conferenza letteraria presso il Circolo della stampa di Palermo. In quell’occasione il poeta rilasciò una lunga intervista al giovanissimo Giuseppe Sala, intervista che venne pubblicata due settimane dopo sul «Corriere Padano». Alla domanda se avesse viaggiato molto, il poeta rispose così: «Un pochino. Certo non ho fatto il sedentario. Sono stato in Africa, in Persia, in India, per la grande via di Alessandro». La notizia di quei viaggi in Asia è nuova quanto inverosimile. Nell’intervista il poeta parlò anche della sua fede cristiana: «C’è una grande agitazione in me, ma aspetto con fiducia il sereno. Qualcosa ancora mi è oscura. Io credo in Dio, ma mi sembra tanto lontano. Egli, immortale da questo essere finito che è l’uomo. Poi non credo ancora all’immortalità dell’anima. So che non possiamo arrivarvi ragionando e aspetto la luce della rivelazione, la serenità della certezza, della fede. E la mia poesia ne uscirebbe trasfigurata, la continua ascesa raggiungerebbe la gloria della vetta, la placidezza della fede raggiunta». Infine, nell’intervista del 1934 Ungaretti rievocò anche un episodio di vent’anni prima:

Poi nel ’15 conobbi Mussolini al “Popolo d’Italia”». I suoi occhi – scriveva il giornalista – prendono un’aria nostalgica di sogno, come chi ricorda avvenimenti che lo commuovono profondamente. «Erano i tempi in cui si faceva gli interventisti. Bei tempi! Grandi baruffe in Piazza del Duomo a Milano. Disselciavamo l’acciottolato e le mattonelle divenivano proiettili. Alle cariche sempre più violente dei questurini i due partiti si dileguavano. La piazza ritornava deserta, tutta sconvolta come se fosse stata arata da un’onda di Vandali strani (G. Sala, A colloquio con Giuseppe Ungaretti, «Corriere Padano», 31 gennaio 1934, ora in Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019).