Corriere Italiano

 

Anche il «Corriere Italiano», come «Il Nuovo Paese», era un giornale voluto dal nascente regime fascista. Anzi, il «Corriere Italiano» nacque con ambizioni ancora maggiori rispetto al quotidiano diretto da Bazzi.

Come già avvenuto col «Nuovo Paese», anche in occasione della nascita del «Corriere Italiano» Ungaretti cercò subito d’ottenere un incarico. Verso la fine della primavera del 1923 scrisse direttamente a Benito Mussolini:

Carissimo Mussolini,

con Odenigo, redattore capo del Corriere Italiano, siamo rimasti d’accordo a questo modo: farei per il Nuovo giornale un lavoro informativo di politica estera e mi sarebbe dato un piccolo compenso per integrare quello che ricevo dallo Stato. La cosa diverrebbe definitiva se approvata da S.E. Finzi. V’imploro: dite una parola in mio favore a S.E. Finzi. Ho dato tanto al mio paese: in sacrifizi, in altro modo: pochi cittadini hanno dato tanto. V’imploro  (lettera a Mussolini, s.d., ma primavera estate 1923, in Archivio centrale dello Stato, Segreteria particolare del Duce).

 

Il poeta desiderava collaborare al «Corriere Italiano» anche come letterato. Si rivolse naturalmente ad Ardengo Soffici, il quale assunse la direzione della terza pagina del nuovo giornale fin dal suo esordio avvenuto l’11 agosto 1923. I due amici s’accordarono. Ungaretti scrisse subito il suo primo articolo, Roma Africana, la cui pubblicazione era prevista per il 21 agosto. Poi accadde qualcosa di poco chiaro. L’articolo venne censurato. Forse il direttore del giornale scorse in quelle pagine una allusione alla relazione fra Mussolini e Margherita Sarfatti; forse vi colse toni irriguardosi, a partire dal titolo, nei confronti della politica coloniale italiana; forse non gli piacque il riferimento a senili amori omosessuali contenuto nell’articolo. Una pagina del diario di Leonetta Pieraccini (moglie di Emilio Cecchi), di appena tre giorni dopo l’episodio incriminato, fotografa un gustoso quadretto:

A trattoria con Soffici, gli Ungaretti, gli Spadini, Baldini, Brunati. Improvvisa e sgradevole sfuriata di Ungaretti per un articolo di Soffici comparso in non so quale quotidiano. «Mai è stata tanto ridicola l’Italia. Si fa ridere il mondo …» ha preso ad urlare. E ha proseguito proponendo di spaccare la testa a Mussolini, di fare a pezzi tal Giannini che non so chi sia, ecc.

Soffici intuiva che la tempestosa sfuriata ungarettiana avrebbe raggiunto la sua persona e faceva del suo meglio per stornarla. La signora Ungaretti implorava il marito: «Soit sage mon petit …assieds toi …assez, assez …»; qualche altro chiedeva il conto al cameriere per abbandonare al più presto la situazione. Ma Ungaretti proseguiva imperterrito nei suoi sfoghi: «Fanno questo polpettone di merda e ritengono di aver fatto qualcosa di importante. «Speriamo non ci mettano nel conto anche questo polpettone» mormora Baldini (Leonetta Cecchi Pieraccini, Agendine 1911-1929, Sellerio, Palermo 2015, pp. 194-195).

 

 

Due giorni dopo, Ungaretti, ancora indignato, scrisse a Soffici, nella sua veste di direttore della terza pagina del «Corriere Italiano», chiedendo giustizia:

Caro Soffici, a tutela della mia dignità d’uomo e d’artista devo chiederti di sottoporre, d’accordo col Direttore del Corriere italiano, a tre persone, tra le quali il maestro di tutti noi, Gabriele D’Annunzio: 1° l’articolo mio “Roma Africana”, 2° tutti i fatti della mia vita, in pace e in guerra affinché si sappia: 1° se quella mia visione poetica d’una giornata estiva fosse, paragonata a ciò che di meglio si pubblica sui giornali italiani ed esteri, e sotto qualsiasi aspetto, spregevole; 2° se merito la persecuzione d’ordine materiale che da qualche tempo s’accanisce contro di me» (lettera del 27 agosto 1923, Lettere a Soffici (1917-1930), Sansoni, Firenze 1981, p. 111).

 

Ma la collaborazione del poeta al «Corriere Italiano» finì là. Tuttavia, nell’ottobre di quello stesso anno, l’articolo, sebbene ampiamente rimaneggiato e con un titolo diverso, Viaggio in Egitto, sarà accolto in «Primo Tempo», la rivista di Giacomo Debenedetti.

Per un approfondimento si suggerisce Francesca Petrocchi, Ungaretti e il fascismo, Archivio Guido Izzi, Roma 1997.

 

Suggerimenti su raccolte, annate e singoli numeri, anche rari, del «Corriere Italiano».