Messaggero Egiziano

 

Giuseppe Ungaretti concluse gli studi presso l’Ecole Suisse Jacot d’Alessandria d’Egitto nell’estate del 1906, conseguendo il diploma di ragioniere; iniziò subito a lavorare in un’azienda di import-export della sua città, ma non abbandonò i suoi interessi letterari; anzi, fin dal 1907 iniziò a scrivere su numerosi giornali: «Al-Liwa», il «Risorgete!», l’«Idea», l’«Imparziale» e l’«Unione della democrazia», occupandosi di politica, arte e letteratura.

La più importante collaborazione giornalistica di questi anni fu col «Messaggero Egiziano», un quotidiano in lingua italiana stampato ad Alessandria d’Egitto fin dal 1876: Ungaretti, firmandosi “Giunga…”, vi scrisse dal 1909 al 1912, pubblicando suoi racconti, recensendo libri, occupandosi di poesia, pittura e temi sociali; vi pubblicò anche una delle sue prime poesie. Sono almeno 17 gli articoli di Ungaretti accolti sul «Messaggero egiziano»; essi vennero rintracciati da Luciano Rebay, il primo ad occuparsi degli scritti giovanili del poeta (L. Rebay, Le origini della poesia di Giuseppe Ungaretti, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1962).

Si propone ora un brano di un articolo di Ungaretti apparso sul «Messaggero Egiziano» il 16 gennaio 1910 ed intitolato Il caso Pardo. Il giovane Ungaretti prende spunto da un episodio di cronaca giudiziaria locale che aveva scosso la comunità italiana di Alessandria: i tre fratelli Pardo e il padre loro erano stati accusati di “appropriazione indebita, furto continuato e falso” a danno della ditta presso la quale lavoravano. L’imminente processo a loro carico fornisce ad Ungaretti l’occasione per criticare con toni inaspettati i comportamenti di quella comunità:

È il fatto del giorno. [ … ] Invano tentiam di scherzare: non allegria di sorrisi s’abbozza, ma nausea ci assale, ed alto, clamiam: “Disinfezione.”

Basta! Quest’ error di educazione che ha impastato i giovini nostri di vanità e di capricci insani, [ … ] quest’error d’educazione cessi per il bene di tutti. [ … ] Non dimentichiamo [ … ]: è sopratutto l’ambiente morboso che corrompe, inducendo ai mali passi. [ … ] A voi, padri, a voi, uomini coscienti, che della vostra dignità avete rispetto, a voi, il sacro dovere incombe, di epurazione, per non piangere poi, a lacrime di sangue, la viltà irresponsabile dei figli colpevoli. Contro il pervertimento che dilaga, opponete la vostra saggezza: la Figliolanza è un tesoro che da Natura v’è stato confidato: sarebbe delitto di lesa umanità trascinarla alla condanna del vilipendio, per sciocchezza d’incuria.

 

Interessante è anche un altro articolo accolto sul «Messaggero Egiziano» il 24 aprile 1910. Ungaretti vi recensiva Revolverate di Gian Pietro Lucini, cogliendo l’occasione per pubblicare una sua poesia:

Rammento, amico antico, l’antica nenia dell’anima mia: / Quanto ho pianto, mamma? / Tu hai contato le lagrime; / le lagrime non ho contato: dagli occhi è scaturito un fiume, e inonda le città; … danzano sirene nel fiume, mamma!! La poesia proseguiva: «E tutto ho riveduto, e tutto ho rivissuto/le cose consuetudinarie di mia prima esistenza monotona, rifurono, monotonamente . . ./Ricordi il vecchio bambino, dodicenne poeta, assorto in visione/il bambino silente fra il giuoco romoroso?/E i versi, lenti di Giacomo Leopardi, il poeta noto al vecchio bambino, ricordi?/E non sono passati molti anni, e rincorro ancora i sogni, con anima stanca/e l’altra notte ho aperto il libro che voglio laudare, mentre fantasmi lugubri/accrescevano cordoglio all’anima stanca.

 

Per un approfondimento sugli anni della collaborazione di Ungaretti al «Messaggero Egiziano» si suggerisce Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019,