Nuovo Paese

 

I primi giorni del novembre 1922, il poeta venne a sapere che di lì a breve sarebbe stato fondato a Roma un giornale fascista: «Il Nuovo Paese». Chiese a Michele Bianchi, già redattore capo del «Popolo d’Italia» ed ora segretario del Partito Fascista, di poter collaborare alla pagina letteraria del nuovo giornale. Bianchi dovette fargli presente che la scelta dei collaboratori l’avrebbe operata il direttore della pagina letteraria, una volta nominato; ed uno dei possibili candidati era Ardengo Soffici.

Ungaretti divenne, allora, molto intraprendente: l’8 novembre scrisse a Soffici per comunicargli che si stava interessando presso il segretario del PNF per fargli affidare l’incarico di direttore della pagina letteraria del «Nuovo Paese»; si recò da Cesare Rossi, capo dell’Ufficio stampa della Presidenza del consiglio, e regista dell’intera operazione; scrisse più volte a Soffici per convincerlo a venire a Roma (Lettere a Soffici1917-1930, Sansoni, Firenze 1981). Alla fine Soffici ricevette una lettera dal direttore del «Nuovo Paese», decidendo di venire a Roma; incontrò Carlo Bazzi ma, dopo un primo colloquio, volle vederci più chiaro, cercando d’ottenere un incontro con Mussolini. Soffici, allora, pensò di rivolgersi proprio ad Ungaretti. L’artista ha descritto l’incontro a tre, avvenuto alla metà di dicembre:

 Andai dunque, senza perder tempo, a trovare l’amico Ungaretti negli uffici della Consulta, dove in quei primi tempi del suo potere risiedeva Mussolini, e gli parlai della cosa. Egli fu d’accordo con me, e poiché non gli mancavano le occasioni di vedere il Capo nel suo ufficio, mi promise che di lì a qualche ora avrebbe ottenuto per me un colloquio con Mussolini. Era verso sera: Ungaretti supponeva che prima della chiusura degli uffici, che avveniva circa le otto, avrei potuto esser ricevuto; sicché, invece di aspettare qualche ora nell’anticamera, o andarmene addirittura per ritornare verso quell’ora, decisi, e dissi all’amico, che mi sarei trattenuto in un certo caffè di via Nazionale ai piedi del Quirinale, dove egli avrebbe potuto farmi cercare appena Mussolini avesse voluto vedermi, o trovarmi alla sua uscita nel caso in cui l’appuntamento fosse rimandato ad un altro giorno. Ero appena da una mezz’ora seduto in quel caffeuccio, quando l’Ungaretti in persona arrivò tutto trafelato, per dirmi che aveva parlato un minuto prima con Mussolini e che questi mi aspettava, contentissimo di rivedermi. Uscimmo insieme in fretta e furia e risalimmo alla Consulta (…). In questa disposizione d’animo entrai insieme a Ungaretti nella gran sala dove Mussolini ci aspettava (…) vidi Mussolini seduto dietro una tavola dorata in fondo alla vasta sala intento a leggere e a firmar certe carte che un impiegato gli sottoponeva una alla volta e riprendeva poi per ammucchiarle davanti a sé. Non levò la testa da quei fogli se non quando fummo arrivati vicino alla tavola, né si alzò da sedere quando pure ci ebbe visti. A me piantò in faccia tuttavia i suoi occhi vivi, amichevoli e sorridendomi e stringendomi con affetto la mano: – Ecco il nostro Soffici – disse – hai fatto bene a venire. Aspetta un momento che mi sia liberato da queste scartoffie e son con te (…). C’intrattenemmo qualche tempo, lui, Ungaretti ed io passeggiando su e giù per quella gran sala, parlando degli avvenimenti di quel tempo e di ciò che restava ancora da fare per compir bene l’opera appena incominciata in pro dell’Italia (Ardengo Soffici. Miei rapporti con Mussolini, a cura di G. Parlato, in «Storia contemporanea», a. XXV, n. 5, ottobre 1994, pp. 768-776).

Soffici iniziò a dirigere la pagina letteraria del «Nuovo Paese» dal 2 gennaio 1923 reclutando anche Ungaretti, che iniziò la sua collaborazione già il 9 gennaio. Il poeta scriverà su quel giornale sette articoli letterari, l’ultimo il 2 maggio 1923. Sul «Nuovo Paese» Ungaretti – il 31 marzo – recensì la rivista «Primo Tempo», elogiando i «deliziosi canti di Umberto Saba», definendoli «d’un’ebrietà malinconica e perfetta, come quella che viene dal vino che sì è spogliato, limpido, generoso, fragrante!» (L. Piccioni, Vita di Ungaretti, Rizzoli, Milano, 1979).

Per un approfondimento sull’origine, lo svolgimento e la conclusione dell’esperienza al «Nuovo Paese» si rinvia a Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019.

 

Suggerimenti su raccolte, annate e singoli numeri, anche rari, del «Nuovo Paese».