Guillaume Apollinaire e Giuseppe Ungaretti

Guillaume Apollinaire e Giuseppe Ungaretti
Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire (Roma 1880 – Parigi 1918).

Poeta, romanziere, critico d’arte e drammaturgo.

Ungaretti ed Apollinaire si conobbero a Parigi alla fine del 1912, nel periodo in cui il poeta italiano studiava alla Sorbona. I due si incontrarono al Café de Flore, un locale utilizzato come loro “sede” dai redattori delle «Soirées de Paris», la rivista fondata dalla baronessa Hélène d’Oettingen e diretta da Apollinaire. Ungaretti aveva otto anni meno del francese, ed era all’epoca un po’ intimorito dalla notorietà di Apollinaire, presentatogli dalla scultrice Louise Ricou e dal poeta Alexandre Mercereau. I due poeti non divennero subito amici, limitandosi ad “incrociarsi” alla Rotonda, altro locale parigino noto per la presenza di molti scrittori ed artisti.

La Ricou, legata al gruppo di intellettuali che gravitava intorno ad Apolinnaire, aveva trasformato la propria casa in un salotto frequentato da artisti e scrittori francesi e stranieri: Julio Gonzales, Constantin Brancusi e Amedeo Modigliani, fra gli altri. Anche Ungaretti iniziò a frequentare quella casa con assiduità; nel 1919, addirittura, fornirà quell’indirizzo postale agli amici per farsi inviare là la corrispondenza; smetterà di frequentare la casa di Boulevard Raspail solo alla fine del 1919, periodo in qui era fidanzato con la futura moglie (Jeanne Dupoix), a seguito delle imbarazzanti scenate di gelosia di un’ebrea russa con la quale aveva una relazione. Ma torniamo alla casa di Louise Ricou.

Una volta, nel periodo della Sorbona, Ungaretti s’intrattenne in quella casa fino a notte fonda; sotto le finestre passarono «i tre moschettieri», cioè Apollinaire, Pablo Picasso ed Ardengo Soffici; la scultrice corse a prendere una grande pera marcia e, affacciandosi dalla finestra, la scagliò con forza verso il terzetto centrando in testa Apollinaire, il bersaglio della donna. Louise era molto irritata col poeta francese, colpevole di corteggiare la sorella quindicenne della scultrice: Marthe Roux. Questa versione dei fatti (tranne il motivo dell’irritazione della Ricou) è riferita da Ungaretti in una lunga intervista concessa a Jean Amrouche nel 1955 (J. Amrouche, Propos Improvisés, Nfr, Gallimard, 1972, pp. 47-48).

In seguito, Ungaretti fornirà un’altra versione dei fatti, sempre priva della causa del risentimento della donna. In base a questa seconda versione del 1967, i due si trovavano a cena in casa di lei in compagnia di Brancusi, Modigliani, Mercereau ed altri; quando «i tre moschettieri» passarono sotto la finestra, la donna prese un secchio d’acqua e lo rovesciò su di loro, ma troppo tardi, non colpendo nessuno. In ogni caso, va detto che Louise Ricou non avrebbe dovuto preoccuparsi solo di Apollinaire, ma anche di Ungaretti: anche lui s’era invaghito della ragazzina, con cui aveva instaurato una innocente relazione sentimentale, tenuta nascosta sia ad Apollinaire che alla Ricou. Al complesso rapporto intercorso fra Apollinire, Ungaretti e Marthe Roux va aggiunto un quarto elemento: la figura di Jean-Leon Thuile, il giovane romanziere che Ungaretti aveva conosciuto durante gli ultimi anni trascorsi ad Alessandria d’Egitto. Jean-Leon Thuile s’era poi trasferito a Parigi e qui e aveva regalato a Marthe una copia dell’inquietante Eudémoniste; quella copia del romanzo (impreziosita dalla dedica di Jean-Leon a Marthe) si trova ancora oggi nella biblioteca di Apollinaire, segno che la ragazza, a sua volta, aveva donato, o prestato, il libro al poeta francese (F. Livi, Dal Boulevard Raspail alla Closerie des Lilas. Ungaretti tra Papini e Apollinaire, in Atti del convegno internazionale su Ungaretti, Roma 1989, p. 386).

Poi per i due poeti ci fu l’esperienza della guerra. Rimasero in contatto epistolare. Ungaretti inviò ad Apollinaire la copia numero 54 del Porto Sepolto. Ecco la dedica: «A Guillaume Apollinaire, al più squisito giocoliere di Poesia, Giuseppe Ungaretti. Napoli, il 23 dicembre 1916». Ad Apollinaire piacque il piccolo libro di Ungaretti, e nel giugno 1917 tradusse, pubblicandole su «Nord-Sud», alcune poesie del Porto. Nel frattempo Apollinaire, arruolatosi volontario, fu gravemente ferito alla testa, subì la trapanazione del cranio e rientrò a Parigi. Ungaretti, invece, nel maggio 1918 fu inviato sul fronte francese col suo reggimento. Accadde così che per molti mesi, fino alla battaglia della Marna (15 luglio 1918), Ungaretti poté recarsi spesso in licenza a Parigi, dove l’amicizia fra i due poeti si rafforzò. Apollinaire parlava volentieri di poesia con Ungaretti al quale, proprio durante una di quelle licenze, fece leggere ancora in bozze i suoi ultimi versi di lì a breve raccolti nei Calligrammes.

Apollinaire contrasse la febbre spagnola, morendo il 9 novembre 1918. Ungaretti lo vide sul letto di morte due giorni dopo:

Alcuni giorni prima dell’Armistizio, quando già lo si prevedeva, ero stato mandato a Parigi per collaborare ad un giornale destinato ai soldati del nostro Corpo di Armata. Il giornale si chiamava «Sempre Avanti!». Apollinaire mi aveva chiesto di portargli alcune scatole di sigari toscani, e, appena a Parigi, corsi verso la casa del mio amico. Trovai Apollinaire morto, con la faccia coperta da un panno nero, e la moglie piangente, e la madre piangente. Per le strade andavano gridando «À mort Guillaume!». Anche Apollinaire, straziante ingiustizia della coincidenza, si chiamava come il vinto Kaiser, Guglielmo (Vita d’un uomo.Tutte le Poesie, Mondadori, Milano 2009, p. 746).

Il funerale del poeta francese si svolse il 13 novembre a Parigi nella chiesa di San Tommaso d’Aquino. Ungaretti stesso, anni dopo, racconterà d’aver partecipato alle esequie nel camposanto di Père Lachaise; e preciserà che, mentre l’amico veniva inumato, lui lo guardava «dando il braccio alla cara fanciulla che, con molta innocenza, ci amò tutti e due» (J. Amrouche, Propos Improvisés, Nfr, Gallimard, 1972, p. 80), cioè Marthe Roux.

Suggerimenti sulle principali opere di (e su) Guillaume Appolinaire, anche su edizioni originali e ristampe rare.