La Voce

«La Voce» venne fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini; terminò le pubblicazioni nel 1916. Durante la sua breve esistenza, peraltro entrata in crisi fin dal 1914, la rivista accolse firme prestigiose: Giovanni Amendola, Guillaume Apollinaire, Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Paul Cezanne, Paul Claudel, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Giovanni Gentile, André Gide, Giuseppe Lombardo Radice, Romolo Murri, Benito Mussolini, Giovanni Pascoli, Charles Péguy, Umberto Saba, Gaetano Salvemini, Ardengo Soffici e Georges Sorel.

Ungaretti s’abbonò alla rivista nel 1910 quando ancora viveva in Egitto (lettera di Ungaretti del 22 marzo 1911, Lettere a Giuseppe Prezzolini 1911-1969, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2000, p. 3). Nel 1911 il poeta acquistò un’azione della costituenda Società Anonima Cooperativa Libreria della Voce, diventando anche il rappresentante per Alessandria d’Egitto del settimanale, incarico che prevedeva la riscossione ed il versamento, alla direzione della rivista, delle sette lire e mezza dell’abbonamento.

Ungaretti si mantenne in contatto epistolare con Prezzolini, anche prendendo spunto da alcuni articoli apparsi sulla rivista, come quelli pubblicati in occasione della nota vertenza fra il direttore della «Voce» e  l’Arma di Cavalleria:  nel marzo 1911 la contessa Giulia Trigona di Sant’Elia venne uccisa dal suo amante, un tenente di Cavalleria; Prezzolini ne scrisse sulla «Voce», usando toni che non piacquero all’Arma; tre ufficiali di Cavalleria aggredirono il direttore della rivista in una piazza di Firenze; Prezzolini denunciò l’aggressione subita, mentre gli ufficiali querelarono il giornalista per diffamazione dell’Arma; il processo si concluse con la condanna di entrambe le parti. In quella occasione Ungaretti scrisse a Prezzolini esprimendogli solidarietà ed «ammirazione» (lettera del 22 marzo 1911, Lettere a Giuseppe Prezzolini 1911-1969, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2000, p. 3).

Non s’era ancora spenta l’eco della vertenza con l’Arma di Cavalleria quando un nuovo episodio coinvolse il direttore della rivista fiorentina. Nel giugno 1911 uscì sulla «Voce» un articolo di Soffici nel quale venivano espressi giudizi sprezzanti sui quadri futuristi esposti in quei giorni a Milano. La reazione dei futuristi non si fece attendere: alcuni di loro, Marinetti in testa, si recarono a Firenze e lì aggredirono Medardo Rosso e Soffici. La notte seguente, alcuni collaboratori della «Voce», guidati da Prezzolini, aggredirono a loro volta il gruppetto dei futuristi, mentre alla stazione di Santa Maria Novella attendeva il treno per tornare a Milano. Anche in questo caso, Ungaretti scrisse a Prezzolini esprimendogli piena solidarietà e definendo i futuristi «volgari mascalzoni» (lettera dell’8 luglio 1911, Lettere a Giuseppe Prezzolini 1911-1969, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2000, p. 4).

In seguito, il poeta conobbe Prezzolini di persona a Firenze nel 1912; incontrò Papini nel 1914 a Parigi (che all’epoca però aveva già abbandonato «La Voce» per fondare «Lacerba»); inoltre, nel marzo 1916 Ungaretti pubblicò una sua poesia sulla «Voce» (Lindoro di deserto); infine, conobbe anche Giuseppe De Robertis, il nuovo direttore della rivista, anche se all’epoca (1917) la rivista aveva già cessato le sue pubblicazioni.