L. Brunelli, Papa Francesco, 2020

Lucio Brunelli, Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io, Edizioni San Paolo, Milano, 2020

«Questo libro non doveva essere un libro. Doveva essere un diario dei miei ricordi personali di papa Francesco da condividere con figli, parenti e amici. Un lascito di memoria da predisporre in tempo, prima di perderla, la memoria. Così ho iniziato a scrivere appena andato in pensione, un anno fa, una paginetta al giorno, nessuna ansia, nessuna fretta. Avevo da occuparmi anche dell’orto e di altre importanti attività nella mia nuova vita. La scrittura mi faceva compagnia e il racconto mi coinvolgeva. Mentre le dita accarezzavano la tastiera dal pc e le tante situazioni di cui sono stato testimone prendevano lentamente forma nella mente e sullo schermo, mi ritrovavo a sorridere o a emozionarmi. Perché il rapporto che il buon Dio mi ha concesso di vivere con Jorge Mario Bergoglio ha toccato in profondità la mia vita. Mi avevano già affascinato i primi racconti su di lui, che udii nel lontano 2001: un cardinale che viveva come un monaco, si muoveva con i mezzi pubblici e sosteneva i preti delle villas miserias, le baraccopoli di Buenos Aires. Poi il primo incontro di persona, a Roma, otto anni prima che diventasse Papa. Immaginavo di trovarmi di fronte un uomo di Dio così ascetico e severo da mettermi in soggezione. Scoprii un sacerdote mite, con il quale veniva facile conversare e confidarsi. A quel tempo ero il “vaticanista” del Tg2, succedeva di incontrare alti ecclesiastici. Ma sentii subito che quell’incontro sarebbe rimasto dentro la mia vita, non solo professionale. Restammo in contatto. All’inizio soprattutto mail, lui alternava un italiano incerto e il castigliano. Ci vedevamo quando veniva a Roma, a casa di Gianni e Stefania o nella basilica di San Lorenzo, una volta volai con altri amici a Buenos Aires. Si dialogava sulla Chiesa, la fede che non arrivava più ai giovani, la crudeltà di una economia fondata sul Dio denaro. Ma non erano solo discussioni intellettuali, col passar degli anni veniva spontaneo condividere, con pudore, gioie e dolori della vita. Poi, la sera del 13 marzo 2013, mi toccò annunciare in diretta, da piazza San Pietro, l’elezione del nuovo Papa… E non fu facile controllare le emozioni. Pensai che forse non ci saremmo più sentiti, con tutti gli impegni e i pensieri di un Papa. Non fu così. E la cosa ancora mi sconcerta, acuisce insieme il senso di una sproporzionata inadeguatezza e lo stupore di una gratuità. Ecco, doveva essere solo un diario. Poi l’ho fatto leggere ad alcuni amici che mi hanno convinto a pubblicarlo coì com’era. Ed è diventato un piccolo libro. «Farà bene a chi lo legge», mi dicono. Speriamo sia così. Non è il bilancio di un pontificato (l’unico bilancio davvero interessante la farà Dio), tanto meno un’operazione agiografica che farebbe rabbrividire per primo Francesco. Sono alcuni ricordi di cose vissute, raccontati spero con la penna di un giornalista (un mestiere che non smetterò mai di amare). Frammenti di storia che possono contribuire, forse, ad una conoscenza più completa di un Papa molto rappresentato dai medi di tutto il mondo ma paradossalmente poco conosciuto nelle sue intenzioni più profonde, in quella fede in Cristo Gesù che prima di ogni altra cosa, con i limiti di ogni uomo, lo muove e lo sostiene» (Introduzione, pp. 5-7).