Radio

Giuseppe Ungaretti ha partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche, in particolare a quelle dell’«Approdo» la trasmissione del primo programma RAI nata nel 1945 e curata da Giovan Battista Angioletti, Adriano Seroni e Leone Piccioni. «L’Approdo» andava in onda il sabato sera dalle 18.30 alle 19.00; la trasmissione durava 28 minuti, di cui 16 destinati alle rassegne e otto ad un soggetto o brano narrativo, riservando non più di cinque minuti alle letture di versi.

La prima partecipazione di Ungaretti al programma radiofonico risale al settembre 1946 quando, accompagnato dalla figlia Ninon, si recò a Firenze [in quella prima fase il programma veniva trasmesso da Radio Firenze Autonoma] per il suo indimenticabile esordio:

Fu, a parere concorde di ascoltatori, di registi e di tecnici, qualcosa d’indimenticabile. Immaginate Ungaretti costretto nello spazio minimo del piccolo auditorium di radio Firenze; afferrandosi con ambo le mani ai lati del tavolo, tormentando frequentemente gli oggetti che gli venivan tra mano. Ungaretti dava alle sue liriche una interpretazione talmente drammatica, che pareva per molti si sfatasse addirittura la leggenda del lirico “puro”. Di più, egli inframezzava le sue dizioni con delle varianti e dei commenti improvvisi. Una vera rivoluzione, pareva pensassero i funzionari di servizio: la lettura ungarettiana doveva durare dieci minuti, ed Ungaretti leggeva e parlava ancora, e nessuno osava fermarlo. Passò tutta la mezz’ora riservata alla trasmissione de «L’Approdo», e nessuno s’era accorto che fosse trascorsa mezz’ora. I toni di voce si susseguivano ora gravi, ora, improvvisamente, acutissimi, quasi urlati, e il tecnico di regia commentava: «Sembra un mago, un profeta» (C. Betocchi – G. Ungaretti, Lettere (1946-1970), Firenze 2012, p. XII).

Nel marzo 1950 rilascia un’intervista radiofonica alla Rubrica Rai «Scrittori al microfono» (il testo dell’intervista lo si trova ora in Vita d’un uomo. Saggi e Interventi, Mondadori, Milano 1974). Alla fine del 1951 interviene in una trasmissione del terzo programma della RAI, parlò del suo mese di febbraio, e nacque così il Monologhetto.

Nel maggio del 1955 fu intervistato da Jean Amrouche per la Radiodiffusion Française. Il mese successivo il poeta ne scrisse all’amico Piero Bigongiari: «C’è stato qui quel tiranno di Amrouche per fare 15 registrazioni sulla mia vita e la mia opera per la radio diff. française. E per farne 15 – trattandosi d’improvvisate conversazioni – se ne sono fatte 40. Sono stato al microfono 5 e 6 ore al giorno» (lettera del 5 maggio 1954, Bigongiari – Ungaretti, «La certezza della poesia». Lettere (1942-1970), Polistampa, Firenze 2008, p. 186). Da quelle registrazioni, Jean Amrouche ricavò 12 trasmissioni per la Radiodiffusion Française, la prima delle quali andò in onda il 15 novembre 1955; le successive andarono in onda con cadenza settimanale: Ungaretti vi veniva presentato come «il più grande poeta italiano vivente». Il testo delle trasmissioni radiofoniche è stato pubblicato in volume (J. Amrouche, Propos Improvisés, Nfr, Gallimard, 1972).

In quella circostanza, nel giugno 1955, Amrouche intervistò il poeta anche per «L’Approdo», che come detto fu la trasmissione radiofonica alla quale più partecipò Ungaretti. Dal carteggio con Betocchi si ricava la presenza di Ungaretti in diverse trasmissioni dell’«Approdo»:  il 28 settembre 1959, con un ricordo di Enrico Pea; il 31 gennaio 1966, con un’intervista di Giambattista Vicari; il 7 febbraio 1968, per l’80° compleanno del poeta; il 10 febbraio 1968, ancora per il compleanno, con la partecipazione di Per Paolo Pasolini, Renato Guttuso e Sandro Pertini, all’epoca presidente della Camera dei deputati.

 

Per un approfondimento sulla storia del programma radiofonico «L’Approdo»  si rinvia a Andrea Mugnai, L’Approdo, la grande cultura alla radio, La Nuova Italia, Firenze 1996. Per un approfondimento su queste partecipazioni radiofoniche di Ungaretti, ed in generale per la sua presenza in trasmissioni radiofoniche si rinvia a Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019,