Televisione

 

Ungaretti aveva già 74 anni quando iniziò le sue apparizioni televisive. Esordì alle 19,15 del 12 gennaio 1962, in Incontro con Giuseppe Ungaretti, intervistato a Ettore della Giovanna.

Poi, tra il dicembre 1962 e il gennaio 1963, andarono in onda quattro trasmissioni televisive dell’«Approdo» che lo videro protagonista. Per quei quattro interventi il poeta ricevette 200.000 lire, protestando subito con Piccioni: «Alla più scalcinata canzonettista che canta una stupida canzone con stupidissima musica, quanto si dà? A milioni si pagano le barzellette dei Fo, Bramieri, e che so io. Fior di milioni si dà a qualsiasi cosa diseducante; ma un poeta vale, naturalmente, meno di una cicca» (L’Allegria è il mio elemento. Trecento lettere con Leone Piccioni, Mondadori, Milano 2013, p. 181).

Chissà come il poeta avrebbe commentato nel 1997 la consegna del Nobel per la Letteratura a Dario Fo! Poi, a cavallo tra novembre e dicembre 1964, Ungaretti partecipò ad una trasmissione dedicata a William Shakespeare. Nell’aprile 1965 venne intervistato dalla televisione francese; ne scriveva subito a Piccioni: «Da parte di tutti stupore ed entusiasmo» (L’Allegria è il mio elemento. Trecento lettere con Leone Piccioni, Mondadori, Milano 2013, p. 249). Nel novembre 1965 parlò delle poesie di William Blake. In quello stesso anno fu intervistato da Pier Paolo Pasolini per la trasmissione Comizi d’amore.

Tre anni dopo, nel 1968, si verificò l’evento televisivo che ancora oggi è impresso nella memoria di tutti gli italiani meno giovani: la trasmissione delle otto puntate dell’Odissea precedute da introduzioni in cui Ungaretti leggeva brani del poema. Quelle apparizioni televisive del poeta furono un grande successo. Gli spettatori rimanevano ammirati ad ascoltare l’anziano poeta: lo sguardo sofferente, le intense espressioni del volto, i digrignamenti dei denti, il continuo movimento della testa accompagnato dagli occhi chiari rivolti verso il cielo, la voce profonda e sussurrata, l’improvviso cambio di toni, le parole accompagnate dal movimento delle mani. Ecco la testimonianza di Piccioni: «traduce una serie di frammenti dell’Odissea per la presentazione televisiva. Lavora veloce, con ritmo incredibile, registra tutto in video negli studi cinematografici come un consumato attore: viene compensato su per giù con quanto potrà aver preso una comparsa. Fa questione di contratto per un paio di giorni, poi accetta tutto: è subito pronto a capire le ragioni degli altri».

Nel 1969, in un’intervista per «L’Approdo», apparve in video al fianco della nipotina Anna di sette anni. Infine, rilasciò un’altra intervista televisiva (Incontro con un poeta: Giuseppe Ungaretti) ora sul sito internet della Rai (Rai Scuola); parlò anche della Prima guerra mondiale: «ci sembrava che fosse l’ultima guerra, che fosse la guerra per liberare l’uomo dalla guerra. Ma la guerra non libera mai l’uomo dalla guerra. La guerra rimarrà sempre l’atto più bestiale dell’uomo».

 

Per un approfondimento  sul programma televisivo «L’Approdo», si rinvia a «L’Approdo», Storia di un’avventura mediatica, Bulzoni, Roma 2006. Per un approfondimento su queste ed altre trasmissioni televisive di Ungaretti, ed in generale per la sua presenza sui mezzi di informazione, si rinvia a Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019,