Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti

 

Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti
Il duello Bontempelli Ungaretti

Massimo Bontempelli (Como 1878 – Roma 1960).

Giornalista, saggista e drammaturgo.

Giuseppe Ungaretti e Massimo Bontempelli non furono amici, anche se i loro destini artistici s’incrociarono più volte nel corso delle loro vite. Fu Ungaretti a cercare Bontempelli nel 1919, inviandogli una copia della La Guerre; un libretto di sue poesie tradotte in francese e stampato presso la Imprimerie Artistique Lux di Parigi, la stessa tipografia del «Sempre Avanti», il giornale militare al quale era stato assegnato il poeta – soldato.

A partire dal 1925, quando Bontempelli si trasferì a Roma, i due scrittori ebbero maggiori occasioni di frequentarsi, sebbene facessero riferimento ad ambienti letterari diversi. In quegli anni i due scrittori furono protagonisti di accese polemiche. Il 18 maggio 1926 Bontempelli pubblicò una lettera sul «Tevere», in cui annunciava la nascita d’una rivista letteraria interamente scritta in francese. L’8 giugno, sempre sul giornale fascista, apparve la replica di Ardengo Soffici per il quale quella rivista avrebbe rappresentato «la forma d’arte più antitaliana e antifascista». Nelle settimane seguenti, Ungaretti – sulla stessa linea di Soffici – attaccò duramente Bontempelli, ispirando diversi articoli velenosi, pubblicati anonimi su «L’Italiano» di Leo Longanesi. I mesi di giugno e luglio 1926 vennero infuocati da una serie di attacchi e contrattacchi giornalistici, apparsi su «L’Attaccabottoni», l’«Avanti!», «Roma Fascista» e la «Fiera Letteraria», a cui puntualmente rispondeva «L’Italiano». I toni della polemica crebbero, passando dall’ironia al sarcasmo ed infine agli insulti, anche razzisti; ne è un esempio l’articolo scritto da Ungaretti, ma firmato Torcibudella, apparso su «L’Italiano»:

 L’attività di Bontempelli, detto a Milano «El Massim», occupa i discorsi di questo luglio piovoso insieme con i malumori per l’estate che va in fumo. Incoraggiati dalle notizie apparse sui giornali, abbiamo cercato di mettere un poco d’ordine nella fretta che esse recavano.
Dunque Bontempelli fa una rivista, dicono, in francese, che uscirà d’autunno, se le cose vanno bene, e nell’attesa marcia alla conquista della Francia letteraria.A questo punto ci permettiamo di aggiungere: ma quale Francia? Ci risulta, e crediamo di non sbagliare, che le due riviste più importanti di questo Paese Nouvelle Revue Française e Commerce per quanto sollecitate dal solerte «Massim» rifiutarono i suoi scritti. Sbagliamo?
I quali scritti, tradotti da quel pessimo traduttore che è Nino Frank, avrebbero fatto una magra figura in francese. (A proposito di traduzioni, ci pare di aver visto una volta annunciato che il traduttore era Max Jacob. Svista di qualche informatore zelante?) (…). Ma un momento: Nino Frank, chi è costui? Brutto nome che ricorda il surrogato del caffè, e puzza di ebreo. Si gradirebbe all’occasione sapere la nazionalità, a quale religione appartiene questo giornalista che finora abbiam visto comparire dietro le colonne del “Mondo”, del “Corriere della Sera” gestione Ojetti, e di “Augustea” (…) Insomma, pare che Bontempelli, detto “el Massim”, dal giorno che abbandonò la redazione del “Mondo” abbia perduta la testa del tutto. Va dicendo, fra l’altro, ch’egli ha “vissuto realmente in carne ed ossa la rivoluzione fascista”. Occorrerà domandare al Senatore Albertini che, a quei tempi, gli pagava assai care le sue brutte novelle» (Le disgrazie di Bontempelli, «L’Italiano», 15-30 luglio 1926, ora in Lettere a Raimondi (1918-1966), Pàtron, Bologna 2004, pp. 134-135).

Bontempelli rispose subito a Torcibudella dalle pagine del «Tevere»:

 «Credo che Torcibudella sia un tale che è stato colto con le mani nel sacco a fare una tenace e insidiosa campagna, in Francia, contro quasi tutta la nostra letteratura contemporanea; specialmente contro quegli italiani, a cominciare da Pirandello (che era il suo babau!) che sono riusciti a farsi conoscere e apprezzare all’estero. I letterati francesi erano scandalizzatissimi del contegno di costui e io mi vergognavo moltissimo di sentirne parlare» (Al Torcibudella, «Il Tevere», 4-5 agosto 1926, Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019).

Bontempelli accusava Ungaretti di utilizzare le sue amicizie a Parigi per impedire che le maggiori riviste letterarie francesi accogliessero gli scritti di Pirandello, Cardarelli e dello stesso Bontempelli. Si trattava, peraltro, di accuse fondate, come traspare dai carteggi di Ungaretti con Marguerite Caetani e Jean Paulhan dai quali emerge che il poeta inseriva Bontempelli nella categoria dei «piccoli giornalisti intriganti» (La rivista Commerce e Marguerite Caetani, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2012, p. 11); Ungaretti, inoltre, scrivendo a Giuseppe Raimondi, sosteneva di Bontempelli e Ojetti «che per me non sono che dei più o meno buoni giornalisti» (lettera del 15 aprile 1926, Lettere a Giuseppe Raimondi (1918-1966), Pàtron, Bologna 2004, p. 64).

Bontempelli nella sua replica ad Ungaretti se la prendeva anche con «L’Italiano», che dava spazio a «sterili invidiosi e piagnucolosi, che passano il tempo a tener avvelenato l’ambiente».

Poi (siamo giunti al 5 agosto) Ungaretti, dalle pagine del «Tevere» controreplicò a Bontempelli: «Non è mio l’articolo apparso su L’Italiano e firmato “Torcibudella”. Ma me ne assumo l’intera responsabilità». Era troppo! Il giorno seguente Bontempelli incontrò il poeta al Caffè Aragno. Gli si scagliò contro con calci e pugni. Ungaretti si difese nel frastuono di tavoli rovesciati, tazze e bicchieri rotti. Sui fatti le versioni delle due parti diversero leggermene. Il poeta sosterrà che era stato lui a darle; l’avversario, invece, racconterà che sbrigata la partita, aveva acceso elegantemente una sigaretta e se n’era andato via. Sta di fatto che fu Ungaretti a sfidare a duello Bontempelli inviandogli due padrini: Gargiulo e Mauro Ittar. Quest’ultimo – «il miglior giornalista fascista», a parere di Longanesi – probabilmente aveva conosciuto Ungaretti al «Tevere». Anche Bontempelli nominò i propri padrini: Mario Baratelli, amico dello sfidato; e Gabriellino D’Annunzio, figlio d’arte. Il 7 agosto i padrini si riunirono per accordarsi sul duello: come arma preferirono la spada; per arbitro presero il noto spadista Agesilao Greco; come luogo individuarono il giardino del villino di Pirandello, nei pressi della basilica di Sant’Agnese; per la data, infine, scelsero il giorno successivo, domenica 8 agosto alle sei del pomeriggio. Ungaretti si presentò all’appuntamento accompagnato dal solo Ittar. Si cercò dunque un sostituto di Gargiulo, individuato in Federico Nardelli, probabilmente indicato dal padrone di casa. Il duello s’era ormai trasformato in un evento mediatico destinato ad avere risonanza anche fuori dall’Italia, come testimoniato dal «Fanfulla», un giornale in lingua italiana di San Paolo del Brasile:

«ha presenziato una piccola folla di letterati ed artisti e di cui è stata presa persino la ripresa cinematografica, è seguita un’allegra colazione coronata da amichevolissimi brindisi. L’avvenimento è commentatissimo nei circoli cittadini e, soprattutto nei caffè, dove l’apparato reclamistico che ha circondato il duello è oggetto di critiche invero non troppo benevole» (Alvaro, Bontempelli, Frank, lettere a “900”, Bulzoni, Roma 1985).

Il duello, invece, fu poca cosa: si concluse dopo appena tre assalti, quando Ungaretti venne ferito leggermente all’avambraccio destro. I due contendenti si riconciliarono alla presenza di Pirandello, amico di Bontempelli. Ma per Ungaretti la vicenda non era affatto chiusa, dato che Bontempelli continuava a proclamare la volontà di far nascere una sua rivista in francese, cosa che avrebbe sminuito il ruolo fino a quel momento svolto da Ungaretti grazie alle riviste «Commerce» e «Nouvelle Revue Francaise». Così alla fine d’agosto il poeta si rivolse direttamente a Mussolini con un articolo sul «Mattino», destinato a suscitare ulteriori polemiche. Il Duce, chiamato in causa, pose fine alla diatriba sulla rivista, ma non nella direzione auspicata dal poeta: ricevette Bontempelli l’8 settembre ed approvò la nascita di «’900». I giornali ne diedero subito notizia e Ungaretti smise di polemizzare con lo scrittore comasco.

Qualche anno dopo, le ambizioni dei due scrittori tornarono ad incrociarsi e a scontrarsi. Quando nel 1929 nacque l’Accademia d’Italia, Ungaretti si candidò all’ambita poltrona direttamente con Mussolini: «Mio Duce, redattore del Popolo d’Italia nel 1919, diciannovista, chiedo l’insigne onore di non essere dimenticato nella lista di quelli che furono fedeli fin dalla prima ora. La mia vita è sempre vostra, e ne farete, quando vorrete, ciò che vi parrà. Prego Iddio che benedica sempre la vostra opera» (lettera del 18 febbraio 1929, in Archivio centrale dello Stato, Segreteria particolare del Duce, Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze, 2019). Ma Mussolini non prese in considerazione la richiesta del poeta, nominando, invece, proprio Bontempelli e scatenando la reazione furiosa di Ungaretti.

Sembrerebbe che nel rapporto tra Ungaretti e Bontempelli una certa antipatia (e gelosia) proveniva più dal primo che dal secondo scrittore; Bontempelli, infatti, nell’immediato dopoguerra firmò un appello in favore di Ungaretti quando quest’ultimo fu sottoposto al processo d’epurazione con l’accusa d’avere conseguito la cattedra universitaria per meriti fascisti.

Si conclude questa pagina presentando un documento del 1939 (probabilmente ancora inedito) conservato in Archivio centrale dello Stato. Si tratta di un appunto per il ministro della Cultura Popolare preparato dal Capo di Gabinetto di quel Ministero; il documento è inserito nel fascicolo Bontempelli in cui – significativamente – vengono citati entrambi gli scrittori. In quell’appunto il Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare spiegava che «La motivazione del ritiro della tessera all’Accademico Bontempelli è la seguente: “Per aver dimostrato con scritti e discorsi di non possedere in senso assoluto le qualità che costituiscono lo spirito tradizionalmente fascista”»; e proseguiva «Con uguale motivazione senza però la dicitura “con scritti” deve essere ritirata allo scrittore Ungaretti …» (Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019).

Suggerimenti sulle principali opere di (e su) Massimo Bontempelli, anche su edizioni originali e ristampe rare.