Pericle Fazzini e Giuseppe Ungaretti

Pericle Fazzini e Giuseppe Ungaretti
Pericle Fazzini

Pericle Fazzini (Grottammare 1913 – Roma 1987).

Scultore, pittore e professore all’Accademia di Belle Arti di Roma.

L’amicizia fra Ungaretti e Fazzini nasce all’inizio degli anni Trenta. Lo scultore, nel 1932, ad appena 19 anni aveva vinto il concorso per il Pensionato Artistico Nazionale, vittoria che comportava un assegno di quasi 800 lire al mese e l’uso d’uno studio tutto per lui a Villa Caffarelli. Ad Ungaretti capitava d’andar a far visita a Fazzini presso lo studio di Villa Caffarelli, dove gli piaceva guardare lo scultore mentre creava le sue opere. Lì, nel 1934, il poeta conobbe anche Romeo Lucchese, un diciottenne originario di Genova, che Fazzini aveva incontrato frequentando l’Accademia di Belle Arti di Roma. Ungaretti offrì aiuto anche a Lucchese. Saputo che il ragazzo scriveva poesie, chiese di vederle: s’incontrarono una sera in un locale di Piazza di Spagna e, dopo aver letto alcuni versi del giovane poeta, Ungaretti lo incoraggiò ad andare avanti. I due rimasero in contatto: nel febbraio 1943, quando Lucchese si troverà in Albania a causa della guerra, Ungaretti – all’epoca Accademico d’Italia – intercederà per lui presso il Comando Supremo.   

Ungaretti, certo del valore artistico di Fazzini, mise il suo giovane amico in contatto con la principessa Marguerite Caetani, la quale nel 1934 invitò lo scultore a partecipare ad una collettiva a Parigi; accadde così che il Ritratto di Anita, una scultura in legno, venne acquistata dal Musée Jeu de Paume. L’anno seguente lo scultore partecipò alla II Quadriennale di Venezia con Danza e Tempesta, due altorilievi con cui ottenne un ampio consenso della critica, oltre a diecimila lire di premio. Ma a quel punto, alcuni scultori – «forse per invidia», scriveva Ungaretti, del successo ottenuto dal giovane amico – riuscivano a fargli revocare la borsa e lo studio sul Campidoglio. Ungaretti, indignato, scrisse a Corrado Pavolini, chiedendogli d’organizzare un incontro a quattro con Piacentini, l’architetto in quel periodo a capo della progettazione e realizzazione della Città universitaria di Roma, che «forse potrebbe affidargli dei lavori» (Carteggio Pavolini – Ungaretti (1926-1962) Bulzoni, Roma 1989, p. 199). Fazzini, alla fine, uscirà da solo da quella difficile situazione: grazie ai soldi del premio, prese in affitto uno studio in Via Margutta e vi trasferì la sua attività, lavorandovi per il resto della vita. Lì Fazzini realizzò uno dei suoi capolavori: il Ritratto di Ungaretti, una scultura in legno alta 57 centimetri. Fra l’ottobre 1936 e il gennaio 1937 il poeta si recò tante volte a Via Margutta. E mentre lui passeggiava avanti e indietro «raccontando le sue storie», lo scultore realizzò l’opera; e contemporaneamente anche Anita Buy, moglie di Fazzini, lo ritrasse in una tempera su tavola (Fazzini e Ziveri, Electa, Milano 1984, p. 10). La scultura è ora esposta presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; Fazzini con questa ed altre opere partecipò nel 1938 alla Biennale di Venezia, dove ottenne la definitiva consacrazione artistica. Ungaretti, anche nel secondo dopoguerra, continuerà ad ammirare e ad aiutare lo scultore, ad esempio, nel 1954, quando lo presentò alla XXVII Biennale di Venezia con una personale che gli valse il primo premio per la scultura.

Tanti anni dopo, Ungaretti era già scomparso, Paolo VI affiderà a Fazzini il compito di realizzare una grande scultura in bronzo da collocare in fondo alla sala Nervi, in Vaticano. Dopo diversi anni di lavoro, nel 1977, verrà inaugurata la Resurrezione, una delle più belle opere in bronzo della moderna scultura italiana, destinata ad essere ammirata in tutto il mondo ad ogni udienza papale. Guardando la scultura si deve dar ragione ad Ungaretti che, pur non avendola vista, aveva definito il suo autore «lo scultore del vento» (Lo scultore nel vento, «Il Popolo», 8 aprile 1951, Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019)).

Suggerimenti sulle principali opere di (e su) Pericle Fazzini,anche su edizioni originali e ristampe rare, nonché su riproduzioni d’opere d’arte.