Non gridate più

 

 

Cessate di uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieve dove non passa l’uomo

(Non gridate più [Il Dolore, 1947], ora in Vita d’un uomo.Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2000, p. 276).

 

 

Non gridate più – occasionata dal bombardamento alleato su Roma del 19 luglio 1943 – è accolta nel Dolore (1947). La poesia, in versioni provvisorie, era già stata pubblicata sulla rivista «Città» nel settembre 1945, ed ancora prima su «Parallelo» nell’agosto 1943, dove era apparsa con un titolo diverso, Poeti d’oltreoceano, vi dico.

 

Per approfondire questi temi si suggerisce Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019, libro da cui sono tratti anche i documenti di seguito proposti;  i documenti vanno letti tenendo presente che il primo e l’ultimo della colonna di destra  presentano alcune novità biografiche che possono essere utilizzate anche per una nuova interpretazione della poesia.

 

Cessate di uccidere i morti,

Non gridate più, non gridate

Vi muovano i morti a pietà

Se li volete ancora udire,

Se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,

Non fanno più rumore

Del crescere dell’erba,

Lieve dove non passa l’uomo.

 

(G. Ungaretti, Non gridate più, «Città», 20 settembre 1945, ora in Vita d’un uomo.Tutte le poesie, Mondadori, Milano, 2000, p. 668).

 

O compagni, cari una volta,

Cessate l’offesa alle tombe.

Ora che avete senza nostra colpa

Straziato tumuli da poco chiusi,

E sconnesso parvule croci,

Lo scheletro, disperso, dal sarcofago,

Universali voci,

Infranto, nelle pietre inimitabili,

Come farete a udire i vostri morti?

 

D’ogni bene fummo a voi prodighi;

Pensavamo a voi come agli esuli

Della nostra famiglia.

 

Nelle fole e nelle cronache,

Se non v’arresta luce,

Nello sterminio folle,

Orridi apparireste,

Del suggello umano, dimentichi.

 

Dio, le prove non teme un vecchio popolo;

Gli darai, se vuoi, spazio e pane

Esaudendo giuste speranze,

Ma oggi gli confermi che solo

Dopo molte sciagure,

Si rispetta il ricordo,

Quando si sa che all’anima si volge,

Non avendo voce più forte,

Del crescere vago dell’erba,

Lieta dove non passa l’uomo.

(G. Ungaretti, Poeti d’oltreoceano, vi dico, «Parallelo», agosto 1943, ora in Vita d’un uomo.Tutte le poesie, Mondadori, Milano, 2000, p. 668).

«Scritta all’indomani del conflitto, la lirica contiene un invito ai superstiti a fare tesoro del passato e a non ripetere più gli stessi errori. Solo dalla presa di coscienza della barbarie della guerra e dalla rinuncia all’odio, possono scaturire i valori del rispetto e della solidarietà, su cui costruire una serena convivenza tra popoli (…). Cessate … morti: il poeta invita gli uomini a smetterla con i loro assurdi rancori e a lasciare riposare in pace le vittime innocenti di una guerra folle, di una tragedia spaventosa (…). La breve lirica è un grido di rivolta contro gli uomini divisi ancora dall’odio dopo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale. L’invito a smettere di “uccidere i morti” è un’esortazione a rispettare il sacrificio delle vittime, ad ascoltarne la voce, quasi impercettibile, che invita dolorosamente alla pietà e alla riappacificazione» (M. Sambugar, G. Salà, Tempo di letteratura, La Nuova Italia, Milano 2018, pp. 628-629).

 

«Di fronte agli orrori della guerra, il poeta rivolge ai superstiti un invito che assume le forme di un paradosso, esortandoli a “non uccidere i morti”, ossia a rispettarli attraverso il silenzio, unica possibile risposta al dolore e alla ferocia dell’uomo. Ritrovare il rispetto per i caduti e il senso della solidarietà umana…» (AA.VV. Le porte della letteratura, Signorelli, Milano 2017, p. 630).

 

«La poesia, scritta nell’immediato dopoguerra, è indirizzata a coloro che hanno superato, come dirà lo stesso Ungaretti, “la tragedia di quegli anni” (…). Attraverso un uso particolare dell’adýnaton (“uccidere i morti”) il poeta chiede di superare gli odi e le divisioni di parte, che ancora insanguinano la vita politica e civile italiana» (AA.VV., Dal testo alla storia, dalla storia al testo, vol. 3/2B, Paravia, Torino 2001, pp. 918- 919).

 

«La lirica, scritta nel 1945, prende spunto dal bombardamento, da parte delle forze alleate, del cimitero romano del Verano, avvenuto il 19 luglio 1943. Il fatto di cronaca diventa metafora della disumanità della guerra che, nella sua opera di distruzione, non si arresta neppure di fronte ai morti. Il poeta invita allora al silenzio (“Non gridate più, non gridate”), che si presenta come l’unica forma di dignità umana (…). Di fronte agli orrori della guerra il poeta invita i superstiti a quello che sembra un paradosso, a non uccidere i morti, ossia a rispettarli attraverso il silenzio, unica risposta al dolore e alla ferocia dell’uomo» (AA.VV., Il rosso e il blù, Signorelli, Milano 2015, pp. 63-64).

 

«La lirica, scritta subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si rivolge ai sopravvissuti, a coloro che avevano superato, come disse il poeta stesso, “la tragedia di questi anni”» (AA.VV., Codice lettura, Petrini, Torino 2010, p. 275).

«Infuriano in Italia i bombardamenti: s’avvicina l’azione delle fortezze volanti che colpiranno anche San Lorenzo, l’uscita di Papa Pio XII tra la gente del popolo, in mezzo a morte e macerie, la tunica candida macchiata di sangue. Sul numero di Parallelo dell’estate del ’43 appare una invocazione poetica di Ungaretti. «Poeti d’oltreoceano, vi dico: “O compagni, cari una volta, / Cessate l’offesa alle tombe…”.» Ne resterà il frammento bellissimo Non gridate più («Cessate di uccidere i morti, / Non gridate più, non gridate / Se li volete ancora udire, / Se sperate di non perire. // Hanno l’impercettibile sussurro, / Non fanno più rumore / Del crescere dell’erba, / Lieve dove non passa l’uomo» (…). Ma quel numero di Parallelo, appare in piena sconfitta: c’è già stato il “bagnasciuga”. Arriva l’8 settembre (…)» (L. Piccioni, Vita di Ungaretti, Rizzoli, Milano 1979). «(…) La Commissione non sembra aver rilevato importanza di vari scritti del prof. Ungaretti (…): c) la poesia “Poeti di oltre Oceano vi dico” in cui si dà appoggio alla campagna fascista mista di pietismo e di odio contro le azioni dell’arma aerea Americana impegnata – a dire del poeta – in uno “sterminio folle” e si invoca da Dio “spazio e pane esaudendo giuste speranze” di vittoria (…)» (Ricorso dell’Alto Commissariato Aggiunto per l’epurazione, 2 gennaio 1945, Archivio centrale dello Stato).