San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto neppure uno
Ma nel cuore
nessuna croce manca

 

 

 

Questa poesia è datata con precisione da Ungaretti: «Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916». Il poeta si riferiva ad un fossato, ai piedi del Monte San Michele, attraversato dalle trincee occupate dal 19° Reggimento. Quelle trincee, lunghe sette chilometri, cominciavano dalla confluenza del torrente Vipacco nell’Isonzo, passavano per Boschini inferiori, salivano lungo il Costone Viola e le Cime Uno e Due del monte raggiungendo Cima Tre, la più alta delle vette; proseguivano per Cima Quattro, attraversando poi il fossato dell’Albero Isolato e sfiorando le rovine dell’antica chiesa del paese, giungendo infine alle macerie del paese di San Martino del Carso. L’«Albero Isolato» era un gelso che col tempo era divenuto caro ai soldati di entrambi gli eserciti, tanto che i militari ungheresi del 46° reggimento in ritirata lo tagliarono, portandolo a Seghedino in Ungheria.

Partendo da quelle trincee, i fanti del 19° – per un anno intero – s’erano lanciati in inutili quanto sanguinosi assalti contro le sovrastanti posizioni nemiche. Poi, grazie alla Sesta Battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto 1916) – alla quale partecipò anche il 19° Reggimento, ma non la compagnia del poeta rimasta di riserva – gli italiani superarono le linee austro-ungariche del San Michele, conquistarono Gorizia e avanzarono fino al Monte Pecinka; il 19° rimase in quel tratto operativo del fronte fino al 25 agosto, giorno in cui il reparto ottenne un meritato turno di riposo, trascorso proprio nelle vecchie trincee ai piedi del San Michele.

San Martino del Carso, dunque, venne scritta da Ungaretti nei primi giorni di quel turno di riposo, in un tratto di trincea ormai lontano dai combattimenti.

 

Per approfondire questi temi si suggerisce Claudio Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019, libro da cui sono tratti anche i documenti di seguito proposti;  i documenti vanno letti tenendo presente che quelli inseriti nella colonna di destra  presentano alcune novità biografiche che possono essere utilizzate anche per una nuova interpretazione della poesia.

 «Quando va al fronte? Ecco Il porto sepolto a farci da diario: ogni poesia è datata. E per la cronologia, sempre, l’opera poetica di Ungaretti sarà preziosa, proprio per la frequente e minuta datazione dei suoi versi. Quel che ha detto dell’Allegria del resto Ungaretti ripeterebbe certo per tutta la sua opera: “Questo libro è un diario. L’autore non ha altra ambizione, e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre, se non quella di lasciare una sua bella biografia» (L. Piccioni, Vita di Ungaretti, Rizzoli, Milano 1979).

 

«Caro Papini, eccomi, per queste giornate: / Soldato / Tra due pareti di macerie / ore e ore / ho strascicato / la mia carcassa / affardellata. // Ungaretti / uomo di pena / basta un’illusione / a farti coraggio // Non mancano / le illusioni/ ai poeti. // Sonnolenza / Questi dossi di monti / si sono coricati / nel buio / delle valli // Non c’è più niente / che un gorgoglio di grilli / che mi raggiunge / lieve// E s’accompagna / alla mia inquietudine // Rischiaro / Quel riflettore / mette un mare / sul cielo / torbido // tuo Ungaretti» (lettera del 27 agosto 1916, Lettere a Giovanni Papini 1915 1948, Mondadori, Milano 1988, pp. 67-68).
«Anche in questa lirica [San Martino del Carso] il poeta ricorre a parole essenziali, scarne, per esprimere, con ritmo franto, il senso tragico della devastazione di un paese e del proprio animo, “il paese più straziato”. Le case sono ridotte a “qualche brandello di muro” e tanti cari amici sono morti, ma tutti sono presenti e vivi nel suo cuore, lacerato dai ricordi brucianti di quei giorni di tragedia e di rovina» (M. Sambugar, G. Salà, Tempo di letteratura, La Nuova Italia, Milano 2018, p. 617).

 

 

«Sul Carso, nel pieno dei combattimenti, egli scrive le poesie che vengono raccolte e pubblicate, nel 1916, con il titolo Il porto sepolto» (AA.VV., Laser Duo, Paravia, Torino 2007, p. 162).

 

 

 «15 agosto 1916 – 25 agosto 1916 in linea [a] Segeti, / 26 agosto 2016 – 11 settembre 1916 a riposo [sul] Versante ovest monte San Michele» (Ministero della Guerra, Stato Maggiore Centrale, Ufficio Storico, Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Brigate di fanteria, Movimenti della Brigata Brescia, 19° e 20 reggimento, Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, pp. 5-6).

 

«Carissimo Papini, provo un gran godimento a leggere le tue cose del «Resto del Carlino». Come vedi con coraggio, precisione, schiettezza e originalità anche la storia (come un tuo momento vivo). Com’è vero che nulla è estraneo a un uomo veramente dotato – Grazie anche per questo che m’ha tenuto compagnia, che m’ha distratto in queste giornate; – per me distrazione è uscire – fuggire – dai pericoli della mia (?) misantropia; rituffarmi nella vita del mondo – “come una qualsiasi fibra terrena” -.» (lettera del 31 agosto 1916, Lettere a Giovanni Papini 1915 1948, Mondadori, Milano 1988, p. 69).