«Quadrivio»

«Quadrivio» è stato un settimanale letterario illustrato, pubblicato dal 1933 al 1943; chiuse nel luglio 1943 con la caduta del fascismo. La rivista, strettamente collegata al quotidiano «Il Tevere», fu diretta da Telesio Interlandi, direttore anche del quotidiano fascista. Tra i collaboratori del settimanale vanno citati almeno Vincenzo Cardarelli, Enrico Falqui e  Alberto Moravia. «Quadrivio», come «Il Tevere», svolse propaganda fascista, aderendo anche alla campagna antifrancese e antisemita.  

Il primo abboccamento di Ungaretti con «Quadrivio», il settimanale strettamente collegato al «Tevere» (anch’esso diretto da Telesio Interlandi) avvenne nel 1933, quando Interlandi gli chiese una sua poesia per il numero d’esordio del settimanale, previsto per il 6 agosto 1933. Il poeta accettò ma, poi, sul «Tevere» uscì un articolo di Alfredo Mezio, Conferenziere per forza, in cui si ironizzava su Ungaretti. Il poeta s’infuriò, scrisse ad Interlandi definendo «volgare», fatto con argomenti «raccattati nella fogna», l’articolo di Mezio. Poi, però, le cose s’appianarono, e Ungaretti pubblicò, come previsto, la poesia (1914-1915, ora in Vita d’un uomo. Tutte le Poesie, Mondadori, Milano, 2009, pp. 201-202). Qualche giorno dopo, «Quadrivio» accolse un brutto articolo di propaganda fascista di Ungaretti (Nel paese dei bimbi), che prendeva spunto dall’annuncio di un «gridatore» in una trasmissione radio:

           La collaborazione di Ungaretti con «Quadrivio» riprese nel gennaio 1936; produsse solo tre articoli, tutti coerentemente collocati nella convinta campagna – a favore dell’Africa italiana e contro l’Inghilterra e la Francia – svolta in quel periodo da «Quadrivio». Ungaretti nel primo articolo (Noticina politica, 12 gennaio) sostenne che il nostro esercito andava in Etiopia per porre fine alla «vergogna legata al traffico infame della carne umana»; accusò gli inglesi, rei di difendere «come agnelli, come campioni di umanità, quegli Scioani che, nelle terre da essi invase negli ultimi quarant’anni» avevano annientato le popolazioni sconfitte, anche ricorrendo al barbaro rito dell’evirazione di uomini e bambini.

Nel secondo articolo (Ridicola giostra, 19 gennaio) Ungaretti esaltò l’intervento militare in Africa, soffermandosi sulla situazione politica internazionale. Il poeta criticò alcuni recenti articoli e libri pubblicati in Francia nei quali, pur prendendo le distanze dalle sanzioni contro l’Italia, si biasimava sia l’invasione dell’Etiopia che la politica economica del governo italiano. Ungaretti ebbe così modo di difendere il fascismo, soffermandosi sulle opere compiute dal governo: la bonifica della Palude Pontina; la costruzione di case, scuole ed ospedali; la soluzione della «quistione del Mezzogiorno ch’era, al cospetto d’Iddio e degli uomini, una vergogna annosa di questo paese …». Nel suo articolo parlava di «giustizia», di «diritto al lavoro», di «diritto alla vita». Scriveva che era in gioco la «dignità umana» di milioni di italiani costretti da sempre a dover emigrare all’estero per «mendicare» il lavoro, ora difficile da trovare anche negli USA. Infine prima di prendere di mira gli inglesi e il loro «sfacciato ed impunito colonialismo» chiariva che l’impresa d’Abissinia rappresentava per l’Italia il diritto al lavoro e alla vita, rappresentava «l’affermazione della più sacra indipendenza: quella dei poveri».

Nel terzo articolo (A un bestemmiatore, 26 gennaio) Ungaretti esaltò retoricamente la civiltà di Roma, «la virtù degli Antichi Romani», ma anche «la fatica veramente romana di quindici anni di Fascismo» che sola potrà far prevalere i «diritti del lavoro» sui «privilegi del denaro». Il poeta aveva in mente la questione etiopica: «Nello stesso emblema della sua favola, in quella lupa che s’empie di tenerezza davanti a due pargoli e li allatta felice, Roma ha scelto la sua missione: rendere umane anche le fiere»!

Dopo questo articolo la collaborazione a «Quadrivio» ebbe fine, anche se – nel novembre 1936, di ritorno dal suo viaggio in America latina – Ungaretti rilascerà una lunga intervista a al settimanale di Interlandi:

 

Per approfondire il rapporto tra Ungaretti e «Quadrivio» si rinvia a R. Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Mursia, Milano 1999 e a I. De Michelis, Ungà il poeta nato giornalista, Bulzoni Roma 2014.

 

Suggerimenti su raccolte, annate e singoli fascicoli, anche rari, di «Quadrivio».