«Adnkronos», 15 dicembre 2019

«Scrittori: Ungaretti voleva Nobel a tutti i costi, pressioni su intellettuali e politici».

Nuova biografia ricostruisce le richieste pressanti dal poeta per ottenere la candidatura nel 1954.

I tributi ricevuti a Parigi all’inizio della primavera del 1954, per la traduzione dal francese delle raccolte poetiche “L’allegria”, “Sentimento del tempo”, “Il dolore”, “La terra promessa” e “Un grido e paesaggi”, convinsero Giuseppe Ungaretti (1888-1970) che era ormai pronto per il Premio Nobel della Letteratura. E per raggiungere l’obiettivo il poeta si dette un gran da fare, contattando in via riservata uomini di cultura italiani e stranieri, accademici, editori ed anche politici, come l’allora ministro degli Esteri, Attilio Piccioni, per cercare di ottenere una candidatura ufficiale da parte del governo italiano. Ungaretti fu così più volte candidato ma non ricevette mai il Nobel, nonostante le forti pressioni esercitate sull’Accademia Reale Svedese, conquistato invece da altri due poeti italiani, Salvatore Quasimodo (1959) e da Eugenio Montale (1975).

            La vicenda è ricostruita, sulla base dei carteggi, dal ricercatore Claudio Auria nel libro “La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti”, appena pubblicato dall’editore Le Monnier (pagine 464, 29 euro). Grazie alle informazioni già disponibili, alle testimonianze di coloro che gli furono vicini e alle fonti presenti in archivio, Auria consegna per la prima volta un profilo ‘integrale’ di Giuseppe Ungaretti, con molti aspetti inediti.

            Del suo desiderio di conquistare il Nobel, Ungaretti ne parlò per primo all’editore Alberto Mondadori, che già nell’aprile 1954 scrisse a Ragnar Svanstroem, responsabile letterario della casa editrice Norstedts di Stoccolma e amico di Anders Oesterling, segretario permanente dell’Accademia svedese.

Ungaretti cercò poi di mettersi in contatto con Axel Boethius, rettore dell’Università di Göteborg e membro dell’Accademia di Svezia; pregò la contessa Anna Laetitia Pecci Blunt di coinvolgere lo scrittore francese François Mauriac, già vincitore del Nobel nel 1952. E chiese ripetutamente all’amico giornalista Leone Piccioni (suo futuro biografo) di far intervenire il padre Attilio, all’epoca ministro degli Esteri, per una candidatura ufficiale da parte del governo italiano o, quantomeno, per convincere l’Accademia dei Lincei ad affiancare la sua candidatura a quella di Riccardo Bacchelli, già proposta per quell’anno.

Venuto a sapere che la candidatura poteva essere avanzata anche da chi aveva già vinto il Nobel, Ungaretti nel maggio 1954 tornò ad insistere con il critico francese Jean Lescure per convincere Mauriac ad intercedere per lui. Poi, alla fine del mese, seppe, attraverso Mondadori, che la candidatura poteva essere presentata anche da professori universitari di letteratura.

Ungaretti scrisse subito a Leone Piccioni chiedendogli, “tramite il nostro amico Folco Portinari”, di far avanzare la candidatura a Giovanni Getto, docente dell’Università di Torino. Scrisse ancora a Piccioni, elencando tutti i professori che a suo avviso potevano proporre la candidatura: Getto, Lanfranco Caretti, Lanfranco Binni e Umberto Bosco; a questo elenco, tre giorni dopo, aggiunse il nome di Vittore Branca, docente dell’Università di Padova e segretario generale della Commissione nazionale dell’Unesco.

Sempre a maggio del 1954, Ungaretti si recò a Firenze per chiedere aiuto anche al critico e storico letterario Giuseppe De Robertis, che subito fece la lettera di candidatura incoraggiando l’amico: “Spero che questa sia la volta buona per arricchire (penso sopra tutto alla Ninon!)”. Il poeta chiese poi al poeta Piero Bigongiari di scrivere al critico Natalino Sapegno per convincerlo a candidarlo al Nobel.

In quegli stessi giorni Lescure aggiornava Ungaretti sulle sue sollecitazioni su Mauriac, Gaston Bachelard, Guido Bédarida, Jean Wahl e Jehan Mayoux. Umberto Bosco, presidente dell’Associazione internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiana, inviò anche lui una bella lettera di candidatura.

Il poeta si rivolse anche a Gabriela Mistral, la poetessa cilena Nobel 1945, pregandola di candidarlo; e chiese a Lescure di cercare il sostegno di Thomas Stearns Eliot, altro premio Nobel. Per tutta l’estate 1954 Ungaretti non lesinò i suoi sforzi: fece scrivere da diversi suoi amici all’ambasciatore italiano a Stoccolma; e per il tramite di Svanstroem, inviò i suoi libri ad un paio di accademici svedesi.

Nel frattempo, la contessa Pecci Blunt si rivolse ad alcuni “membri influenti dell’Accademia Svedese”, mentre Leone Piccioni insisteva con il padre Attilio per fare pressioni diplomatiche. Finalmente, ad agosto, Eliot annunciò a Lescure la decisione di sostenere Ungaretti.

Poi accadde un imprevisto: il 19 settembre 1954 Attilio Piccioni si dimise da ministro degli Esteri, a seguito dello scoppio del caso Montesi, che di lì a due giorni avrebbe portato all’arresto del figlio Piero, famoso musicista jazz (nome d’arte Piero Morgan) e fidanzato dell’attrice Alida Valli. Ungaretti capì che non avrebbe vinto il Nobel, assegnato di lì a breve ad Ernest Hemingway. “mi è stato preferito un mediocre come Hemingway”, scriverà il poeta a Lescure.