«Libero», 8 Novembre 2019

giuseppe ungaretti libri poesia

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) fu «un uomo con tante fragilità e con un carattere difficile spesso rimasto nell’ombra, come la tendenza all’opportunismo, all’insincerità e all’adulazione». Una nuova biografia, oltre a ribaltare i fatti della sua vita che si credevano accertati, presenta nuovi episodi e lati della personalità del grande poeta dell’Ermetismo rimasti finora sconosciuti. E soprattutto sembra smentire in alcune parti l’autobiografia “addomesticata” dell’autore delle liriche Il porto sepolto. Si intitola La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti ed è firmata da Claudio Auria per l’editore Le Monnier (pagine 464, 29 euro). Grazie alle informazioni già disponibili, alle testimonianze di coloro che gli furono vicini e alle fonti presenti in archivio, Auria consegna un nuovo profilo di Giuseppe Ungaretti. Se da un lato vengono confermate le grandi virtù del poeta – quali la sua passione, l’infinità curiosità, l’incredibile vicinanza alla cultura, alle arti e alla poesia, ma anche una profonda empatia verso chi era in difficoltà – dall’altro emerge la figura di un opportunista e insincero. L’episodio forse più sorprendente che si ritrova tra le pagine di questo libro di Auria è il tentativo di Ungaretti di «negare la sua vicinanza al regime fascista, che diventa presto l’ossessione di cancellare una parte del proprio passato». Negli ultimi anni della sua vita, Ungaretti si era impegnato a fondo per lasciare una sua autobiografia, «ampiamente addomesticata», sostiene Auria. Lo aveva fatto mediante scritti, interviste, apparizioni televisive, e grazie alle lunghe chiacchierate con il critico letterario e giornalista Leone Piccioni, da cui era nata la biografia «Vita di un poeta: Giuseppe Ungaretti» (Rizzoli, 1970), che ha rappresentato l’indiscusso punto di riferimento per un cinquantennio.