Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 1975

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Prefazione di Alfonso Berardinelli, Garzanti, 2019

Pagine: 255.

“L’invisibile rivoluzione conformistica di cui Pasolini parlava con tanto accanimento e sofferenza dal 1973 al 1975, non era affatto un fenomeno invisibile. Cbi ricorda anche vagamente le polemiche giornalistiche di allora, a rileggere questi ‘Scritti corsari’ può restare sbalordito. Il fatto è die per Pasolini i concetti sociologici e politici diventavano evidenze fisiche, miti e storie della fine del mondo. Finalmente, così, Pasolini trovava il modo di esprimere, di rappresentare e drammatizzare teoricamente e politicamente le sue angosce… di parlare in pubblico del destino presente e futuro della società italiana, della sua classe dirigente, della fine irreversibile e violenta di una storia secolare.” (Dalla Prefazione di Alfonso Berardinelli)

Pasolini, La religione del mio tempo, 1961

Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Garzanti 1976

Pagine: 170

Scritte tra il 1955 e il luglio del 1960 e pubblicate per la prima volta nel 1961, le poesie di “La religione del mio tempo” raccontano in versi un’intera società in fermento. Usando la frusta quando lo ritiene necessario, Pasolini non retrocede di fronte a nulla e utilizza ogni possibile materiale argomentativo: da quello metafisico a quello polemico, dal giornalistico al profetico, proponendo schemi e ideologie che – come spiegherà sul settimanale “Vie nuove” – “non sono solo opinioni politiche, ma sono, insieme, poetiche; hanno cioè subito quella trasformazione radicale di qualità che è il processo stilistico”. In questa raccolta Pasolini riesce così a mettere poeticamente in azione tutta la sua incontenibile passione civile, un’insaziabile fame di vita e un irresistibile desiderio di capire e sentire. Prefazione di Franco Marcoaldi.

Pasolini, Poesia in forma di rosa, 1964

Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti 1976

Pagine: 223

Questo volume riproduce il testo dell’edizione del giugno 1964 di “Poesia in forma di rosa”, una versione aggiornata e corretta rispetto alla prima pubblicazione avvenuta poche settimane prima, nell’aprile dello stesso anno. Pasolini sceglie per questa raccolta, vero e proprio romanzo autobiografico in versi, non un’architettura che ne organizzi le esperienze ma un andamento diaristico che – osservò l’autore in un’intervista – “racconta punto per punto i progressi del mio pensiero e del mio umore” in quegli anni. Si alternano così diversi registri e forme espressive, immagini ora immobili ora febbrili, sequenze fredde e ironiche: “è la forma diaristica del libro quella che fa sì che le contraddizioni vengano rese estreme, mai conciliate, mai smussate, se non alla fine del libro”. È in questo dono, o forse groviglio, che si condensano la forza e l’attrazione di Pier Paolo Pasolini. Prefazione di Edoardo Esposito.

Quaranta sonetti, 2019

Quaranta sonetti di William Shakespeare. Traduzione di Giuseppe Ungaretti, SE, Milano 2019.

Collana: Assonanze. Testo inglese a fronte. Pagine: 115.

I “Quaranta sonetti” di Shakespeare nella versione di Giuseppe Ungaretti sono probabilmente la prova di traduzione più memorabile della poesia italiana del Novecento, pari solo ai Lirici greci di Salvatore Quasimodo, il cui nucleo principale – le poesie di Saffo – abbiamo recentemente pubblicato in Assonanze. Questa traduzione è memorabile Continua a leggere

«Libero», 8 Novembre 2019

giuseppe ungaretti libri poesia

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) fu «un uomo con tante fragilità e con un carattere difficile spesso rimasto nell’ombra, come la tendenza all’opportunismo, all’insincerità e all’adulazione». Una nuova biografia, oltre a ribaltare i fatti della sua vita che si credevano accertati, presenta nuovi episodi e lati della personalità del grande poeta dell’Ermetismo rimasti finora sconosciuti. E soprattutto sembra smentire in alcune parti l’autobiografia “addomesticata” dell’autore delle liriche Il porto sepolto. Si intitola La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti ed è firmata da Claudio Auria per l’editore Le Monnier (pagine 464, 29 euro). Grazie alle informazioni già disponibili, alle testimonianze di coloro che gli furono vicini e alle fonti presenti in archivio, Auria consegna un nuovo profilo di Giuseppe Ungaretti. Se da un lato vengono confermate le grandi virtù del poeta – quali la sua passione, l’infinità curiosità, l’incredibile vicinanza alla cultura, alle arti e alla poesia, ma anche una profonda empatia verso chi era in difficoltà – dall’altro emerge la figura di un opportunista e insincero. L’episodio forse più sorprendente che si ritrova tra le pagine di questo libro di Auria è il tentativo di Ungaretti di «negare la sua vicinanza al regime fascista, che diventa presto l’ossessione di cancellare una parte del proprio passato». Negli ultimi anni della sua vita, Ungaretti si era impegnato a fondo per lasciare una sua autobiografia, «ampiamente addomesticata», sostiene Auria. Lo aveva fatto mediante scritti, interviste, apparizioni televisive, e grazie alle lunghe chiacchierate con il critico letterario e giornalista Leone Piccioni, da cui era nata la biografia «Vita di un poeta: Giuseppe Ungaretti» (Rizzoli, 1970), che ha rappresentato l’indiscusso punto di riferimento per un cinquantennio.

E. Angiuli, Giuseppe Ungaretti, 2019

Ungaretti poeta fascismo

Emanuela Angiuli, Giuseppe Ungaretti. Alle fonti del Sele, Adda, Bari 2019.

Collana: Monumenti. Pagine: 110.

Le emozioni che il grande poeta di fama internazionale ci ha lasciato, viaggiando fra la Puglia e la Basilicata, sono pagine preziose sul fascino che la costruzione dell’Acquedotto Pugliese ha esercitato nella sensibilità dei grandi viaggiatori, come appunto è stato Giuseppe Ungaretti. Il poeta, inviato speciale Continua a leggere

Mostra a Gorizia: gli alberi che ispirarono il poeta Ungaretti

«Gli alberi di San Martino del Carso»: una mostra presso il Museo della Grande Guerra di Gorizia, giugno-settembre 2018

La commemorazione per il centenario della Prima Guerra Mondiale si avvia alla sua conclusione con questo 1918-2018 e in questo contesto è possibile collocare la mostra che verrà inaugurata domani a Gorizia, 29 giugno, ore 18, con “Gli Alberi di San Martino del Carso”, presso il Museo della Grande Guerra. L’esposizione vede nuovamente riuniti assieme, a distanza di oltre cent’anni, i due gelsi simbolo di quello che fu il primo conflitto mondiale nelle martoriate terre di San Martino del Carso: l’Albero Isolato di Valloncello, che ispirò i celebri versi di Giuseppe Ungaretti, e l’Albero Storto, che diede nome a un’importante e pericolosa trincea che si trovava nel Bosco Cappuccio, sulla strada che da Sdraussina porta a San Martino del Carso.

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N. Bultrini, L. Fabi, Pianto di pietra, 2018

pianto di pietra Ungaretti prima guerra mondiale

Nicola Bultrini, Lucio Fabi, Pianto di pietra. La Grande Guerra di Giuseppe Ungaretti, Iacobelli, Guidonia Montecelio 2018. 

Collana: Frammenti di memoria. Pagine: 159.  

Il volume ricostruisce, con dettaglio quasi quotidiano, l’esperienza di Giuseppe Ungaretti, soldato nella Prima Guerra Mondiale. Nessuna biografia del poeta si era mai addentrata tanto nel grumo oscuro e fitto della sua esperienza bellica. Qui,finalmente, un attentissimo e inedito lavoro di ricerca Continua a leggere